Bio

“Tu sei il fanciullo eterno, che vede tutto con maraviglia, tutto come per la prima volta.”

(Giovanni Pascoli, Il fanciullino)

Tutto il lavoro di Giovanni Motta ruota attorno alla natura prodigiosa dell’esistenza umana,
alla qualità portentosa, e a tratti terrificante, della vita stessa, a quella particolare energia che nell’età adulta sembra opacizzarsi e depotenziarsi drasticamente, ma che è, invece, vivida e pulsante durante i periodi dell’infanzia e della pre-adolescenza.
Si tratta di un tema che vanta una pubblicistica sconfinata e che parte virtualmente dalle formulazioni mitologiche del puer aeternus e arriva fino alle recenti teorie sui Bambini Indaco. In mezzo c’è ovviamente gran parte della letteratura fantastica occidentale - dal Piccolo Principe di Saint-Exupéry all’Alice di Carroll e al Peter Pan di Barrie - ma anche dell’immensa produzione di manga e anime giapponesi, che ha praticamente ridefinito l’identità fisica e psicologica dell’infanzia nell’era post-atomica.
L’universo artistico e visivo di Giovanni Motta è, direttamente e indirettamente, suggestionato da questi riferimenti culturali, come si può evincere dalla fisionomia dei suoi mostri e dei suoi bambini, debitori dell’immaginario fantastico e avveniristico dei cartoni animati di Go Nagai e soprattutto dei film di Hayao Miyazaki. Eppure, non è il linguaggio formale dei manga il vero movente della sua ricerca, quello, per intenderci, che ha ampiamente plasmato il lavoro di tanti artisti contemporanei, non solo quelli orbitanti intorno alla Kaikai Kiki, la factory del fondatore del movimento Superflat, ma anche quelli che ingrossano le fila di alcune frange del cosiddetto Pop Surrealism americano. Come la tecnologia, anche il linguaggio scelto dall’artista veronese è soprattutto uno strumento, un pretesto espressivo, per indagare a fondo (e in maniera comprensibile a tutti)il miracolo dell’innocenza e il suo carattere potenzialmente esplosivo. Ecco perché l’iconografia dei suoi dipinti e delle sue sculture pullula di mostri e chimere, esseri deformi e creature ibride che incarnano aspetti inquietanti oppure straordinari dell’esperienza infantile. Giovanni Motta è interessato al recupero di stati emozionali, di attimi che si fissano nella memoria in forma di ricordi indelebili soprattutto nell’infanzia e nella pubertà, quando anche i più piccoli accadimenti sono vissuti con una grande intensità. Il mostro diventa allora la trascrizione visiva e immaginifica di una magia emozionale, di un picco energetico nel diagramma dei sentimenti quotidiani. La parola monstrum in latino indica il manifestarsi di un portento che sovverte l’ordine naturale delle cose. Secondo gli antichi, il mostro aveva anche il valore di un avvertimento, di un monito divino. Prodigiosa invece, per l’artista, è piuttosto la possibilità di plasmare un ricordo, di dargli corpo e sostanza in una forma eloquente, che è poi quello che fanno i bambini quando disegnano le proprie emozioni. Non è un caso che i capostipiti dei tanti mostri di Giovanni Motta, “Blue Julian” e “Red Atomic”, siano nati dalla fantasia dei suoi figli, in foggia di piccole statuette di pongo.
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“You are the eternal child, viewing everything in astonishment, as if for the first time.”
(Giovanni Pascoli, Il fanciullino)

All of Giovanni Motta’s work revolves around the prodigious nature of the human existence, its extraordinary quality, as well as the terrifying aspects of life itself. It is that energy which for adults seems to drastically become blunted and loses its force, but which for children and pre-adolescents is lively and pulsating.
This topic boasts limitless journalism and virtually begins with the mythological expressions of the puer aeternus and leads us to the recent theories on indigo children. In between we have a large portion of western fantasy literature — from the Little Prince by Saint-Exupery to Alice’s Adventures in Wonderland by Lewis Carroll, or Peter Pan by J.M. Barrie — but also the many Japanese manga and anime productions, which have redefined the physical and psychological identity of childhood in the post-atomic era.
The visual and artistic universe of Giovanni Motta is — both directly and indirectly — influenced by these cultural references, as can be seen through the physical appearance of his monsters and his children, indebted to the fantastical and futuristic imagination of Go Nagai’s cartoons and above all the films of Hayao Miyazaki. Yet, it is not the formal language of manga that is the driving force behind his research, though it has hugely shaped the work of many contemporary artists, not only those surrounding the Kaikai Kiki, the factory of the founder of the Superflat movement, but also those who have joined the ranks of so-called Pop Surrealism in the United States.
Just like technology, the language chosen by the artist from Verona is a tool, an expressive pretext, to thoroughly investigate (in a way which is comprehensible to everyone) the miracle of innocence and its potentially explosive character. This is why the iconography of his paintings and sculptures is crawling with monsters and fantasy, deformed beings, and hybrid creatures that embody worrying, or indeed extraordinary, aspects of childhood. Giovanni Motta is interested in the retrieval of emotional states, of moments which are fixed in the memory, in the form of indelible memories, above all as infants and in puberty, when even the smallest events can be experienced with a great deal of intensity. The monster is therefore a visual and imaginative transcription of emotional magic, of the highest point on the graph charting our daily emotions. The Latin word monstrum means the manifestation of an event that subverts the natural order of things. For people in ancient times, monsters were a warning, foreboding from the gods. What is special for the artist, on the other hand, is the opportunity to morph a memory, to give it body and substance, in an eloquent form, which is what children do when they draw their own emotions. It is no coincidence that the progenitors of Giovanni Motta’s many monsters, “Blue Julian” and “Red Atomic”, were created from the fantasy of his children, from the shapes of little play dough statuettes.
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Giovanni Motta è nato a Verona nel 1971.
L’artista, figlio d’arte, si esprime attraverso pittura e scultura. I suoi dipinti sono il frutto di un’elaborata e complessa tecnica pittorica dove lo studio del colore e della forma sono protagonisti indiscussi.
Nella poetica di Motta, dove spesso le tematiche affrontate sono quelle della memoria e del ricordo, mezzo pittorico e scultura non entrano in contraddizione, ma anzi, il dato oggettivo e la percezione della realtà, rappresentati dalla pittura tendono ad amplificare l’idea di fantasia soggettiva che sottende la scultura, secondo una logica di alterazione e trasformazione che intercorre nell’utilizzo congiunto di entrambi i mezzi. Le sue opere, dal forte impatto visivo e al limite del fantastico, partono dalla ricerca e dallo sviluppo del ricordo di momenti legati all’infanzia. Il suo è un alfabeto contemporaneo contaminato dalla cultura nipponica, dallo stile cartoon e da cartelle colori vivaci rigorosamente impiegate a tinte piatte.

Born, Verona 1971. Lives in Verona, Italy
Giovanni Motta was born into an artistic family in Verona in 1971. He expresses himself through painting and sculpture. His paintings are the result of an elaborate, complex technique based on the study of colour and form.
In Motta’s poetic output, a frequent theme is memory and recollections. The paintings and sculptures do not contrast with each other. Indeed, the objective elements and perception of reality portrayed by the former tend to enhance the idea of subjective fantasy in the latter, in keeping with the alteration and transformation involved in the combined use of the two.
Motta’s works border on the realm of fantasy with their high visual impact. They start with research and expansion of childhood memories. He possesses a contemporary vocabulary that is influenced by Japanese culture, cartoons and vibrant hues that are strictly produced with spot colours.


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